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The 2018 World Cup is fast approaching, with national sides making their final preparations ahead of this summer’s tournament.

We now know the groups after December’s draw. England have been put together with Belgium, Tunisia and Panama in Group G.

Gareth Southgate’s side were not among the top seeds, meaning they featured in pot two during the proceedings.

And with England’s route now mapped out, Southgate will be able to ramp up preparations for the 2018 tournament. 2018 World cup, football News ,Gaming ,Betscore ,Casino …..Sports.vin

Il Subasio ieri ed oggi: Evoluzione del Paesaggio del Monte Subasio

Il paesaggio del territorio del Monte Subasio ha subito profonde variazioni negli ultimi 100 anni, con un radicale cambiamento in tempi piuttosto brevi,  soprattutto per motivi antropici.

 

In occasione della ricorrenza dei 100 anni dall’inizio delle opere di riforestazione del Monte Subasio, l’Associazione GMP GAIA e il Club UNESCO di Assisi hanno progettato la mostra tematica “La storia del paesaggio vegetale del Monte Subasio negli ultimi 100 anni” per riscoprire la storia contemporanea del Monte Subasio e promuovere il patrimonio naturalistico del territorio.

Il Monte Subasio, ricordiamo, è ben identificabile nel paesaggio umbro e si presenta come un rilievo montuoso isolato nel paesaggio della Valle Umbra, con un profilo generalmente arrotondato a “dorso di tartaruga” come citano le fonti, che emerge dalle zone collinari circostanti ed è forse il monte più famoso dell’Umbria.

Il percorso espositivo, ad esso dedicato, è organizzato in tre sezioni: una sezione fotografica per confrontare l’evoluzione del paesaggio del monte Subasio  negli ultimi 100 anni, una sezione di documenti che attestano le opere e le attività di gestione delle risorse che venivano ricavate dalla montagna ed una terza sezione con i sentieri e i percorsi che attraversano le aree oggetto delle opere di rimboschimento.

La mostra, oltre a voler ricordare l’immenso lavoro svolto per effettuare l’opera di rimboschimento, ha anche finalità divulgative e didattico-educative: è costituita da documenti d’epoca, foto dei diversi periodi messe a confronto con l’attuale, una parte didattica con chiavi dicotomiche e campioni per illustrare le diverse specie arboree utilizzate durante i rimboschimenti e per illustrare i percorsi escursionistici che permettono di osservare i rimboschimenti e le opere realizzate nello stesso periodo.

È doveroso ricordare che i rimboschimenti, che hanno interessato i versanti del Subasio, che erano nudi e fortemente degradati, sono iniziati grazie al contributo manuale dei prigionieri di guerra austro-ungarici, anche in prospettiva della ricorrenza del Centenario della Grande Guerra; opera egregia questa che venne continuata poi con l’attività dell’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali (A.S.F.D.) e successivamente dalla Comunità Montana del Subasio.

 

La mostra tematica tratterà anche le motivazioni di questa evoluzione paesaggistica che, malgrado sia fortemente condizionata  dall’intervento antropico, ha avuto anche cause naturali.

 

Un grande impulso al cambiamento del paesaggio è dovuto anche dalla  modifica del contesto agricolo che, negli anni, ha subito una metamorfosi irreversibile. Moltissimi sono i documenti che illustrano questa evoluzione del paesaggio rurale grazie anche alle opere di Henry Desplanques e di Alberto Melelli.

 

Il progetto di questa mostra tematica vuole, quindi, illustrare  all’abitante del posto come si è evoluto il suo territorio, dando plauso alle opere che nella storia contemporanea sono state eseguite, come quella del rimboschimento che ha permesso di recuperare  un’area degradata e di limitare il dissesto idrogeologico.

 

Ad oggi la realizzazione anche di due strade panoramiche e di una rete sentieristica, piuttosto articolata, consente di fruire il Monte Subasio anche a chi viene da fuori regione,  per scoprire i luoghi francescani e per vivere le caratteristiche di sacralità e misticismo che il Monte vanta di avere sin dall’epoca pre-romana.

 

Gli Ammoniti del Parco del Monte Subasio

Nel dicembre 2001 è stato inaugurato il Laboratorio Ecologico di Geo-Paleontologia presso la sede del Parco Regionale del Monte Subasio realizzato in collaborazione del Gruppo Umbro Mineralogico Paleontologico. Questa struttura ospita una mostra permanente che ha come principale obiettivo la promozione culturale del ricco patrimonio geologico e paleontologico appenninico prendendo in esame alcune successioni stratigrafiche che ricadono nel territorio dell’area naturale protetta.

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Il Monte Subasio si presenta come un rilievo isolato rispetto alla catena appenninica, ben visibile e riconoscibile, grazie alla caratteristica forma arrotondata, dalla prospiciente Valle Umbra.  E’ costituito da rocce sedimentarie carbonatiche di origine marina formatesi fra il Giurassico inferiore e il Miocene. I litotipi affioranti appartengono alle unità litostratigrafiche della serie umbro-marchigiana. Due di queste, la “Corniola” e il “Rosso Ammonitico” sono state oggetto di studi biostratigrafici di dettaglio. I risultati di questi studi sono ora esposti nelle sale della mostra permanente di Geo-Paleontologia del Laboratorio.

La Formazione della Corniola (Sinemuriano inferiore-Domeriano) è presente con continuità sul versante occidentale del Monte Subasio (Regione Umbria CTR 1:10000) ma non vi sono successioni stratigrafiche indagabili fatta eccezione che per le Cave di Gabbiano il Loc. Gabbiano poste lungo il versante destro della Valle di Fosso Renaro (lato sud occidentale del Monte Subasio). In questa località veniva estratta roccia che veniva utilizzata come pietra da costruzione. Dell’attività di queste cave si ha notizia sin dal XIX secolo quando la roccia estratta era utilizzata come pietra litografica.

L’Unità è costituita da calcari di colore biancastro con tonalità grigio-perla, regolarmente stratificati, contenenti selce bianca o grigia, in liste o noduli, nella parte inferiore e superiore dell’unità; gli strati sono spesso separati da giunti marnosi e argillosi.

L’ambiente di formazione è di mare aperto, ma l’ecologia dei foraminiferi bentonici dimostra che la sua profondità raramente andava sotto i 200 m (Venturi & Rossi 2003). Tale fatto è confermato dalla frequenza dei depositi da tempesta, che hanno dato luogo a lumachelle ammonitiche e ad encriniti, particolarmente frequenti nella parte mediana (Monaco et al. 1994). Sono presenti anche spicole di spugne, radiolari, foraminiferi, gasteropodi e brachiopodi. Nel M. Subasio, la potenza massima della “Corniola” è stata rilevata nel Fosso delle Carceri dove risulta pari a 100 m circa  .

Dai livelli argillosi proviene la documentazione maggiore di ammoniti. Nella Cava 1 di Gabbiano

è possibile vedere la successione maggiormente esposta ed è anche quella da cui provengono vari esemplari.

Negli interstrati marnoso-argillosi presenti alla base della cava 1 sono stati individuati tre orizzonti fossiliferi appartenenti alla biozona ad Arieticeras algovianum (Domeriano medio) con Meneghiniceras lariense, Becheiceras sp. (raro) , Arieticeras beltrandi, Amaltheus margaritatus (raro), Arieticeras algovianum, “Reynesoceras” sp. ind., Phricodoceras lamellosum (raro), Protogrammoceras meneghini, un nautiloide Cenoceras sp., alcuni belemniti Assuites sp. e Passaloteuthys sp. , brachiopodi e echinodermi Pseudodiadema sp..

La successione stratigrafica della parte alta della cava, nella quale è possibile osservare il passaggio fra il membro “I Lecceti” della parte sommitale della “Corniola” (Faraoni et alii, 1994; Famiani & Venturi, 2004), le Marne del Monte Serrone e il “Rosso Ammonitico” non è stata ancora indagata in dettaglio, ma visti i recenti studi condotti sulle successioni stratigrafiche di Pozzale (Monti Martani) e Burano è opportuno condurre uno studio biostratigrafico di dettaglio dei livelli pre-evento anossico. Si segnala che nei livelli marnoso-argillosi delle Marne di Monte Serrone è possibile rinvenire anche frammenti di pesci.

Nella sala 2 dell’esposizione geo-paleontologica hanno un notevole rilievo ed interesse i due studi stratigrafici fatti sulle sezioni di “Rosso Ammonitico” in Loc. Eremo delle Carceri (Toarciano inferiore e medio) e San Benedetto (Toarciano inferiore, medio e superiore), dove il “Rosso Ammonitico”  in accordo con Venturi (1973-2001), può essere suddiviso, in base alle caratteristiche litologiche, in 3 membri, che dal basso verso l’alto sono:

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  1. A) un membro argilloso, di colore variabile da rosso scuro a rosa o verdastro;
  2. B) un membro marnoso nodulare con interstrati argillosi di colore rosso scuro;
  3. C) un membro calcareo, con strati calcarei marnosi micritici, nodulari con intercalazioni argillose.

La sezione di San Benedetto ha una potenza di circa 6 m. Per motivi tettonici il “Rosso Ammonitico” è a contatto diretto con la “Corniola” nella parte inferiore mentre nella parte superiore è ben esposto il passaggio con i “Calcari a Posidonia”.

Durante i campionamenti biostratigrafici si è provveduto alla rimozione del detrito e si è potuto documentare l’intervallo compreso fra la biozona a H. serpentinum e e la biozona a Phymatoceras erbaense. Molto ricca la fauna della biozona a H. bifrons nella quale è  enorme la variabilità di generi e specie che la caratterizzano. Questo aspetto può essere ricondotto alla radiazione adattativi evolutiva degli ammoniti, iniziata nel To2 (Toarciano inferiore – biozona Harpoceras serpentinum) dopo la crisi biologica del Toarciano inferiore (evento anossico presente nelle Marne di Monte Serrone) .

Dal punto di vista sistematico sono stati rinvenuti diversi esemplari significativi:

Praepolyplectus epiroticus Renz

Hildaites crassus  Geux, 1973

Hildaites undicosta (Merla, 1932)

Hildaites praecursor Venturi & Ferri, 2001

Orthildaites douvillei  (Haug,1884)

Hildoceras sublevisoni (Fucini 1905)

Rarenodia venturii  Pallini, 1976

Leukadiella helenae  Renz, 1913

Hildoceras semipolitum Buckman 1902

Mercaticeras rursicostatum  Merla 1932

Phymatoceras gr. elegans  Merla, 1932

Paroniceras sternale Buch in D’Orbigny, 1844

Pseudogrammoceras subregale Pinna, 1968

Merlaites alticarinatus (Merla, 1932)

La sezione dell’Eremo delle Carceri ha una potenza maggiore di quella di San Benedetto. Durante il campionamento, infatti, grazie alla collaborazione fra G.U.M.P. e Comunità Montana del Monte Subasio è stato possibile rimuovere il detrito che ricopriva il passaggio con le sottostanti Marne di Monte Serrone e con la Corniola.

La successione (foto …..) permette di analizzare gli ultimi strati calcarei della “Corniola”, le Marne di Monte Serrone con i black shales molto evidenti e le biozone a H. serpentinum, H. bifrons, e P. erbaense del “Rosso Ammonitico”.

Hildaites undicosta (Merla, 1932)

Martanites prorsiradiatus Venturi, 1997

Neotaffertia simplex Venturi & Ferri, 2001

Hildoceras sublevisoni (Fucini, 1905)

Harpoceras subexaratum Bonarelli, 1899

Mercaticeras umbilicatum Merla, 1932

Leukadiella ionica Renz, 1913

Nodicoeloceras baconicum Geczy, 1976

Phymatoceras gr. elegans  Merla, 1932

Collina meneghini Bonarelli, 1899

Conclusioni

L’unità litostratigrafica del “Rosso Ammonitico”  è nota da molto tempo sia dagli amatori di fossili dell’Appennino che dal mondo accademico.

In particolare il “Rosso Ammonitico” umbro-marchigiano costituisce un esempio molto significativo per effettuare accurate indagini biostratigrafiche: infatti contiene circa 40 generi e varie centinaia di specie di ammoniti. Questa unità litostratigrafica costituisce un patrimonio geologico inestimabile che travalica l’interesse nazionale, perché al suo interno sono state concretamente documentate numerose linee evolutive di grande importanza dal punto di vista paleobiologico generale. Testimonianze simili, seppure meno esaurienti, sono presenti in gran parte dell’area mediterranea, e ciò permette il confronto con rocce coeve di altre regioni (Nord Africa, Spagna, Grecia, Ungheria, ecc.) nell’ambito della Tetide centro-occidentale.

Gli studi stratigrafici svolti sulle sezioni che ricadono nel Parco del Monte Subasio sono un ottimo esempio di analisi biostratigrafica e fornisce esempi significativi di procedura scientifica per studiare le sezioni di “Rosso Ammonitico”.

L’approccio divulgativo per le scolaresche e gruppi organizzati ai fossili guida e al lavoro del paleontologo è effettuato, oltre alla visita della Mostra Permanente, tramite la realizzazione di calchi di ammoniti con argilla e con visite guidate sul campo.

La raccolta geo-paleontologica del Laboratorio Ecologico di Geo-Paleontologia è un ottimo esempio di collaborazione fra istituzioni pubbliche e paleontofili (Gruppo Umbro Mineralogico Paleontologico), coadiuvati dal supporto scientifico del Prof. Federico Venturi, del Prof. Pierluigi Ambrosetti dell’Università di Perugia e del C.A.M.S. (Centro Ateneo Musei Scientifici), al fine di valorizzare il patrimonio geo-paleontologico del territorio.

Bibliografia

 

Pelosio G. (1968) – Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como), parte IV ed ultima: generi Hildoceras, Phymatoceras e Frechiella, Conclusioni generali, Mem. Soc. It. Scienze Nat. E Mus. Civ. St. Nat. di Milano, 17 (3): 145-204, 2 figg., 2 tabb., 5 tavv. Milano.

Pinna G. (1963) – Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como) Generi Mercaticeras, Pseudomercaticeras e Brodieia, Mem. Soc. It. Scienze Nat. E Mus. Civ. St. Nat. di Milano, 8 (2): 67-98, 2 figg., 1 tab., 4 tavv. Milano.

Pinna G. (1968) – Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como), parte III: famiglie Lytoceratidae, Nannolytoceratidae, Hammatoceratidae (excl. Phymatoceratinae), Hildoceratidae (excl. Hildoceratinae e Bouleieratinae), Mem. Soc. It. Scienze Nat. E Mus. Civ. St. Nat. di Milano, 17 (1): 3-69, 6 figg., 3 tabb., 8 tavv. Milano.

Venturi F. (1973). La zona a falcifer  Torciano inferiore  del monte dell’Eremita (Monteleone di Spoleto, Umbria sud) e riflessi sulla biostratigrafia del “Rosso Ammonitico” umbro. Bollettino della società Geologica  italiana Vol 92: 581-603

Venturi F. (1997)Martanites, nuovo genere di ammoniti Harpoceratinae nel “Rosso Ammonitico umbro-marchigiano” (zona ad Hildaites serpentinus, Toarciano inferiore). Bollettino della società Paleontologica italiana., vol. 35(3):  321-330

Venturi F. & Ferri R. (2001).  Ammoniti liassici dell’Appennino centrale. 268 pp. Ed. tibergraph. Città di Castello (Pg).

Venturi F. & Rossi S. (2003). Subasio: origine e vicende di un monte appenninico. 128 pp. Porzi Editori. Assisi (Pg).

Il Carsismo del Monte Subasio

Il Carsismo sul Monte Subasio

Il Monte Subasio è un rilievo montuoso isolato rispetto al resto della catena appenninica, infatti è delimitato a sud e ad ovest dalla Valle Umbra e a nord e ad est dalla valle del Tescio e rilievi che non superano gli 850 metri. Il monte è allungato NW-SE ed ha un tipico profilo detto a dorso di tartaruga che lo rende ben riconoscibile nello skyline del paesaggio umbro.

Sull’area sommitale del Subasio sono presenti vistosi fenomeni carsici dovuti alla permeabilità degli strati calcarei, alla morfologia pressoché pianeggiante ed alla presenza di faglie che hanno favorito la dissoluzione lungo allineamenti ben definiti. Si individuano due tipi principali di doline: di sprofondamento (chiamate con il termine locale “mortari”) e di dissoluzione superficiali (“fosse”).

Il Mortaro Grande e il Mortaiolo sono due profonde doline quasi contigue. La prima ha una forma leggermente ellittica con l’asse maggiore lungo circa 270 metri, mentre quello minore 220 metri. La sua forma è intermedia tra dolina a ciotola e quella ad imbuto, presentando pareti abbastanza ripide e fondo arrotondato. La profondità è di circa 60 metri. A nord Est di questa grande dolina si trova il Mortaiolo a contorno sub- circolare: il diametro è di circa 70 metri, la profondità si aggira sui 50 metri e il fondo si raggiunge dopo una ripida e pericolosa discesa per la forte pendenza delle pareti soprattutto nella parte più bassa. Data la forma particolare di questo tipo di depressioni vengono definite “dolina a calice”.

Un’altra dolina di sprofondamento è il Mortaro delle Troscie situato circa 500 metri a nord est delle antenne  La forma è circolare con sezione simile a quella del Mortaro Grande, il diametro è di circa 160 metri e la profondità 50 metri.

Tra le “fosse” Fossa Rotonda, situata a circa 400 metri a nord – ovest dalla vetta del Subasio è una dolina a fondo piatto, con diametro maggiore lungo un centinaio di metri, il minore 43 metri e la profondità di circa 12 metri. È stata impermeabilizzata per la raccolta delle acque piovane al fine di alimentare gli abbeveratoi di Vallonica. Ad ovest della Vetta del Monte Subasio si incontra Fossa Cieca, dolina a ciotola con diametro medio di 17 metri e profondità di 4 metri. Anche sul fondo di questa è stata realizzata una platea di raccolta e una cisterna che alimenta un abbeveratoio. Sul versante di Spello si trova il lago di Pietrolungo. E’ una dolina a piatto, ampia e poco depressa, con diametro di circa 40 metri, al cui centro permane un piccolo specchio d’acqua. Tutta la dolina e la zona circostante sono state interessate dal rimboschimento per cui il fenomeno carsico attualmente è poco riconoscibile.

Oltre ai fenomeni carsici epigei descritti, la parte sommitale pianeggiante del rilievo è densa di numerose altre depressioni a fondo piatto con diametro e profondità molto variabili ma che sono attribuibili a carsismo superficiale.

Una valle di origine carsica e molto vistosa salendo dal versante assisano è l’area di Vallonica, dove dalla foram del paesaggio si evince la coalescenza di doline di dimensioni inferiori a quelle finora descritte (uvala). Interessante è la presenza di uno specchio d’acqua temporaneo in una di queste piccole depressioni.

Fenomeni carsici ipogei non sono molto frequenti e il fatto è attribuibile alla natura stessa della roccia calcarea, che si presenta con stratificazione regolare e variabile da pochi centimetri ai 50 cm. Ciò non ha impedito però che si siano formate alcune cavità in comunicazione con l’esterno rappresentate soprattutto da cinque pozzi, sette grotte e due cunicoli. Il pozzo più profondo è quello indicato col nome di Grotta del Subasio o del Diavolo che si apre a 1016 metri in prossimità di Sasso Piano e ha una profondità totale di 30 metri. Nei pressi di Prati Pistello è presente un inghiottitoio profondo circa 10 metri interamente in scaglia rossa. Nei pressi della città di Spello sono state esplorate sei grotte (circa 30 metri di sviluppo), che hanno un probabile interessamento paleoetnologico e storico come mostrano i residui di opere murarie all’interno e all’esterno.

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Bibliografia
AA.VV: (2015) – Guida Parco Regionale Monte Subasio. Tipografia Metastasio                                                                                                                             P. Fazzini e P. Mantovani M, “La geologia del Gruppo di Monte Subasio”, Bollettino della Società Geologica Italiana, 84(03), 1965, pp. 71-142
Gortani (1908) – Fenomeni carsici nei dintorni di Perugia ed Assisi. Memorie. Bologna. Gamberini e Parmeggiani, pagg 29
Landucci F., Famiani F. (2008) – Il Paesaggio Carsico del Monte Subasio. Atti Convegno Il Geoturismo Nei Parchi. Camerino (Mc) Orsomando E., Catorci A.,1993.Carta della vegetazione del Parco Regionale del Monte Subasio (Umbria). Dip. Bot. ed Ecol. Univ. Camerino. Com. Montana Monte Subasio.
Venturi & Rossi (2004) – Subasio: origine e vicende di un Monte Appenninico. Porzi Editori 112 pag.                                                        Vetturini E. (1978) – Il Fosso delle Carceri. Vol. 1 Accademia Properziana del Subasio.                                                                               Vetturini E. (1980) – I Mortai ed altri fenomeni carsici del Subasio. Vol. 4 Accademia Properziana del Subasio.                                                           Vetturini E. (1989) -Settanta anni di rimboschimenti sul Monte Subasio Vol. 17 Accademia Properziana del Subasio.

Il Mortaro Grande

Il Mortaro Grande
Sull’area sommitale del Subasio si notano vistosi fenomeni carsici dovuti alla permeabilità degli strati calcarei, alla morfologia pressoché pianeggiante ed alla presenza di faglie che hanno favorito la dissoluzione lungo allineamenti ben definiti. Si individuano due tipi principali di doline: di sprofondamento (“mortari”) e di dissoluzione superficiali (“fosse”).
I mortari si trovano sui 1200 metri di altezza in mezzo ai pascoli che rivestono buona parte dell’interno della depressione nei cui fianchi esposti a nord compare anche la vegetazione arbustiva di faggi misti a qualche esemplare di conifere, residuo di un tentativo di rimboschimento.
Il Mortaro Grande e il Mortaiolo, localizzati ad est del M. Civitelle, sono due profonde doline quasi contigue. La prima ha una forma leggermente ellittica con l’asse maggiore lungo circa 260 metri, mentre quello minore 220 metri. La sua forma è intermedia tra dolina a ciotola e quella ad imbuto, presentando pareti abbastanza ripide e fondo arrotondato. La profondità si aggira sui 60 metri. Circa 10 metri a nord – est si apre il Mortaiolo a contorno sub- circolare: il diametro è di circa 70 metri, la profondità si aggira sui 50 metri e il fondo si raggiunge dopo una ripida e pericolosa discesa per la forte pendenza delle pareti soprattutto nella parte più bassa. Data la forma particolare il Gortani propone per questo tipo di depressione il nome di “dolina a calice”.

Mortaro grandeIMG_1885 IMG_2175Gustiamoci il Subasio

Le doline

Il Monte Subasio è un rilievo montuoso caratterizzato dal cosiddetto “dorso a tartaruga”, lungo il crinale del quale è possibile distinguere diverse importanti cime isolate, tra cui ricordiamo quella che dal Subasio stesso prende il nome (1290 m), M. Civitelle (1280 m) e La Sermolla (1191 m). La morfologia del nostro monte si mostra palesemente caratterizzata dalla presenza di pieghe e faglie, causate da forze esogene (ovvero fenomeni legati all’atmosfera, idrosfera e biosfera di natura fisica, chimica o biologica) ed endogene (ovvero fenomeni di natura tettonica o sismica).

In particolare, nell’area perlopiù sommitale della montagna sono evidenti forme di carsismo superficiale, dovute principalmente alla presenza di rocce calcaree solubili fratturate, alle frequenti precipitazioni e all’assetto pianeggiante del territorio. Le tracce di questo fenomeno sono rappresentate dalle  (termine di origine slovena e tradotto nella nostra lingua in “valle”). Queste, riconoscibili per la classica forma ad imbuto, vengono tradizionalmente chiamate dalla popolazione del posto “mortari”; considerati erroneamente i crateri del Subasio.

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I Fenomeni carsici del Monte Subasio

 

Il Mortaro Grande
Sull’area sommitale del Subasio si notano vistosi fenomeni carsici dovuti alla permeabilità degli strati calcarei, alla morfologia pressoché pianeggiante ed alla presenza di faglie che hanno favorito la dissoluzione lungo allineamenti ben definiti. Si individuano due tipi principali di doline: di sprofondamento (“mortari”) e di dissoluzione superficiali (“fosse”).
I mortari si trovano sui 1200 metri di altezza in mezzo ai pascoli che rivestono buona parte dell’interno della depressione nei cui fianchi esposti a nord compare anche la vegetazione arbustiva di faggi misti a qualche esemplare di conifere, residuo di un tentativo di rimboschimento.
Il Mortaro Grande e il Mortaiolo, localizzati ad est del M. Civitelle, sono due profonde doline quasi contigue. La prima ha una forma leggermente ellittica con l’asse maggiore lungo circa 260 metri, mentre quello minore 220 metri. La sua forma è intermedia tra dolina a ciotola e quella ad imbuto, presentando pareti abbastanza ripide e fondo arrotondato. La profondità si aggira sui 60 metri. Circa 10 metri a nord – est si apre il Mortaiolo a contorno sub- circolare: il diametro è di circa 70 metri, la profondità si aggira sui 50 metri e il fondo si raggiunge dopo una ripida e pericolosa discesa per la forte pendenza delle pareti soprattutto nella parte più bassa. Data la forma particolare il Gortani propone per questo tipo di depressione il nome di “dolina a calice”.

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