Ponti

I ponti sul Tescio

Nel territorio del Parco del Subasio numerosi  sono i ponti, di varie epoche , che ancora oggi testimoniano l’antica ricchezza storico-culturale di Assisi e del suo contado. La  viabilità legata a questa zona,  servì a collegare principalmente i due tratti laterali della valle solcata dal Tescio, tanto da divenire reticolo viario necessario e intimamente legato all’economia agricola di questi luoghi  e all’esistenza di diversi mulini ad acqua. Questi percorsi, secondari rispetto alla viabilità principale istituita dai Romani, risultarono essere di fondamentale importanza perchè legati ai traffici verso le Marche e all’afflusso dei numerosi pellegrini nei luoghi dedicati al Santo, come si evince da una lapide del 1199 apposta sopra l’arco di Porta Perlici in Assisi. Immaginiamo quindi di ripercorrere le tappe di un lungo viaggio, che spesso portava mercanti, pellegrini, monaci e frati nella città del Serafico, attraverso percorsi avversi tra  boschi e ampie radure. Ad ogni torrente o fiume ecco sorgere i ponti, funzionali ai tracciati più frequentati e oggi fondamentale testimonianza geografica ma anche antropologica,  per ricostruire le antiche vie di comunicazione . Alcuni sono oggi immersi nel verde della natura, spesso avvolti dalla vegetazione rigogliosa e nascosti tra gole profonde, altri sorti a pochi passi dalla città,  si presentano nella loro evidenza anche all’occhio frettoloso del turista. Bisogna solo avere il tempo di guardarli, toccare quella pietra locale, così ricca di misticismo, e ascoltare la loro storia, le loro curiosità..per ritrovare i viaggiatori di un tempo…nel loro cammino.

 

 

SECONDO PONTE DEI GALLI O DI SANTA CROCE

Non molto lontano dal primo ponte dei galli, ma più poderoso e massiccio del precedente, a tre robuste campate poggianti su strutture a piloni, fu costruito tra il 1353 e il 1357 ad opera dei maestri lapicidi Ritio Ciccoli, Vagnuccio Ugolini ed altri, come documentato negli archivi assisani. Il motivo della costruzione di tale nuova struttura è da ricercarsi nell’esistenza del vicino insediamento religioso di Santa Croce presso il quale è nota la presenza di un vasto luogo di accoglienza (ospedale) dei pellegrini che si recavano, probabilmente provenienti dai tracciati viari da nord (Gubbio, Valfabbrica e viceversa), a rendere omaggio ai luoghi santi di Assisi.

 

PONTE DI ANNIBALE O PONTACCIO

 

Poco si sa del Ponte di Annibale, chiamato anche Pontaccio. Secondo una leggenda priva di fondamento, il manufatto avrebbe preso il nome dal famoso generale cartaginese, che durante la seconda guerra punica, sarebbe passato in queste zone. Più realisticamente esso prende il nome da Annibale Nepis, personaggio documentato ad Assisi nel XVI secolo e proprietario di beni fondiari nelle vicinanze del ponte. Se ne hanno notizie ancora nel 1820; il Bruschielli sottolinea come i Nepis fossero proprietari di appezzamenti di terreno vicino al Pontaccio. Oggi si può notare una parte della campata; il ponte è stato definitivamente rovinato a causa degli eventi sismici del 1997.

 

PONTE DOLCI

 

Il ponte appare in una pianta cartografica del 1842; la costruzione di ponte Dolci, come è accaduto anche per gli altri, giustifica la necessità di collegamento da una sponda all’altra del torrente. Il manufatto si trova in località Tor Giovanetto, appare a doppio attraversamento e se ne sottolinea l’importanza in quanto proprio in questa zona corre l’acquedotto proveniente da Nocera Umbra; nelle vicinanze è presente ancora un piccolo mulino.

 

PONTE GRANDE

 

Il manufatto viene chiamato in questo modo, probabilmente perché godeva di maggior importanza rispetto agli altri ponti: si trovava infatti sull’arteria di collegamento principale e di maggior transito della zona. Poche le notizie storiche che si hanno: probabilmente è lo stesso ponte che negli statuti di Assisi viene indicato come “il Ponte della Strada di Nocera”. Attualmente esso conferisce il nome al toponimo, leggibile anche nell’accezione di Pontegrande. Oggi si presenta ancora piuttosto robusto, ad unica campata realizzata in pietra di Assisi nel registro inferiore, e a mattoncino nel registro superiore.

 

PRIMO PONTE DEI GALLI

 

L’invaso del Tescio che da Ponte san Vittorino arriva fino alla zona di Valfabbrica viene  chiamato Val Canale; è qui che si trova il primo ponte dei galli; il toponimo “Galli”, deriva dal longobardo “Wald”, cioè bosco; perciò ponte del Bosco.

Del manufatto si hanno notizie in un documento del 1160, e in un atto notarile risalente al 1193 che riguardava la vendita di un mulino, ancora oggi ravvisabile nelle vicinanze del ponte al monastero di san Benedetto al Subasio. Il ponte si presenta ad unica campata, molto ampia e suggestiva; prima del 1353,  rappresentava certamente l’unica via di collegamento che da Porta san Giacomo, univa Assisi con la viabilità di Val Canale.

 

 

PONTE MARCHETTO E PONTE CAVALIERO

Lungo il fosso Marchetto e il Fosso Caviano, si possono osservare  due ponti a poca distanza l’uno dall’altro, in precarie condizioni di stabilità. Si tratta di Ponte Marchetto (l’antico Pons Luporum) e Ponte Cavaliero, entrambi al di sopra di due profonde forre di grande interesse naturalistico. Ponte Marchetto appare come un arco murato in pietra e calce viva, che permette il passaggio al di sopra di una profonda fessura scavata nella roccia dal tescio. Il vicino ponte dei Cavalieri è caratterizzato da una struttura portante in legno; il passaggio di questo ponte sembra essere ancor più temerario nonostante l’ aspetto meno minaccioso rispetto a Ponte Marchetto, e il dirupo sottostante meno profondo e scosceso.

 

PONTE SAN VITTORINO (O VETTURINO)

Già all’epoca della sua costruzione, si suppone che il ponte sia stato costruito in pietra, data l’importanza dello snodo viario a cui faceva capo (attuale strada che da Assisi conduce a Petrignano e ingresso ad Assisi venendo da Bastia Umbra). Se ne hanno notizie dal 1283;  distrutto intorno al 1498, dalle forti piene del Tescio, fu subito ricostruito, ma necessitò di lavori di ampliamento e   oggi il ponte si presenta a doppia e parallela gittata, anche se deve aver aver mantenuto gran parte del suo aspetto originario. Il manufatto sorge sul luogo dove, nel 253 d.C.,  fu martirizzato San Vittorino (storpiato in Vetturino), divenuto in seguito protettore della città insieme al primo vescovo  Rufino.

 

nel cuore verde d'Italia