Gli Ammoniti del Parco del Monte Subasio

Nel dicembre 2001 è stato inaugurato il Laboratorio Ecologico di Geo-Paleontologia presso la sede del Parco Regionale del Monte Subasio realizzato in collaborazione del Gruppo Umbro Mineralogico Paleontologico. Questa struttura ospita una mostra permanente che ha come principale obiettivo la promozione culturale del ricco patrimonio geologico e paleontologico appenninico prendendo in esame alcune successioni stratigrafiche che ricadono nel territorio dell’area naturale protetta.

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Il Monte Subasio si presenta come un rilievo isolato rispetto alla catena appenninica, ben visibile e riconoscibile, grazie alla caratteristica forma arrotondata, dalla prospiciente Valle Umbra.  E’ costituito da rocce sedimentarie carbonatiche di origine marina formatesi fra il Giurassico inferiore e il Miocene. I litotipi affioranti appartengono alle unità litostratigrafiche della serie umbro-marchigiana. Due di queste, la “Corniola” e il “Rosso Ammonitico” sono state oggetto di studi biostratigrafici di dettaglio. I risultati di questi studi sono ora esposti nelle sale della mostra permanente di Geo-Paleontologia del Laboratorio.

La Formazione della Corniola (Sinemuriano inferiore-Domeriano) è presente con continuità sul versante occidentale del Monte Subasio (Regione Umbria CTR 1:10000) ma non vi sono successioni stratigrafiche indagabili fatta eccezione che per le Cave di Gabbiano il Loc. Gabbiano poste lungo il versante destro della Valle di Fosso Renaro (lato sud occidentale del Monte Subasio). In questa località veniva estratta roccia che veniva utilizzata come pietra da costruzione. Dell’attività di queste cave si ha notizia sin dal XIX secolo quando la roccia estratta era utilizzata come pietra litografica.

L’Unità è costituita da calcari di colore biancastro con tonalità grigio-perla, regolarmente stratificati, contenenti selce bianca o grigia, in liste o noduli, nella parte inferiore e superiore dell’unità; gli strati sono spesso separati da giunti marnosi e argillosi.

L’ambiente di formazione è di mare aperto, ma l’ecologia dei foraminiferi bentonici dimostra che la sua profondità raramente andava sotto i 200 m (Venturi & Rossi 2003). Tale fatto è confermato dalla frequenza dei depositi da tempesta, che hanno dato luogo a lumachelle ammonitiche e ad encriniti, particolarmente frequenti nella parte mediana (Monaco et al. 1994). Sono presenti anche spicole di spugne, radiolari, foraminiferi, gasteropodi e brachiopodi. Nel M. Subasio, la potenza massima della “Corniola” è stata rilevata nel Fosso delle Carceri dove risulta pari a 100 m circa  .

Dai livelli argillosi proviene la documentazione maggiore di ammoniti. Nella Cava 1 di Gabbiano

è possibile vedere la successione maggiormente esposta ed è anche quella da cui provengono vari esemplari.

Negli interstrati marnoso-argillosi presenti alla base della cava 1 sono stati individuati tre orizzonti fossiliferi appartenenti alla biozona ad Arieticeras algovianum (Domeriano medio) con Meneghiniceras lariense, Becheiceras sp. (raro) , Arieticeras beltrandi, Amaltheus margaritatus (raro), Arieticeras algovianum, “Reynesoceras” sp. ind., Phricodoceras lamellosum (raro), Protogrammoceras meneghini, un nautiloide Cenoceras sp., alcuni belemniti Assuites sp. e Passaloteuthys sp. , brachiopodi e echinodermi Pseudodiadema sp..

La successione stratigrafica della parte alta della cava, nella quale è possibile osservare il passaggio fra il membro “I Lecceti” della parte sommitale della “Corniola” (Faraoni et alii, 1994; Famiani & Venturi, 2004), le Marne del Monte Serrone e il “Rosso Ammonitico” non è stata ancora indagata in dettaglio, ma visti i recenti studi condotti sulle successioni stratigrafiche di Pozzale (Monti Martani) e Burano è opportuno condurre uno studio biostratigrafico di dettaglio dei livelli pre-evento anossico. Si segnala che nei livelli marnoso-argillosi delle Marne di Monte Serrone è possibile rinvenire anche frammenti di pesci.

Nella sala 2 dell’esposizione geo-paleontologica hanno un notevole rilievo ed interesse i due studi stratigrafici fatti sulle sezioni di “Rosso Ammonitico” in Loc. Eremo delle Carceri (Toarciano inferiore e medio) e San Benedetto (Toarciano inferiore, medio e superiore), dove il “Rosso Ammonitico”  in accordo con Venturi (1973-2001), può essere suddiviso, in base alle caratteristiche litologiche, in 3 membri, che dal basso verso l’alto sono:

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  1. A) un membro argilloso, di colore variabile da rosso scuro a rosa o verdastro;
  2. B) un membro marnoso nodulare con interstrati argillosi di colore rosso scuro;
  3. C) un membro calcareo, con strati calcarei marnosi micritici, nodulari con intercalazioni argillose.

La sezione di San Benedetto ha una potenza di circa 6 m. Per motivi tettonici il “Rosso Ammonitico” è a contatto diretto con la “Corniola” nella parte inferiore mentre nella parte superiore è ben esposto il passaggio con i “Calcari a Posidonia”.

Durante i campionamenti biostratigrafici si è provveduto alla rimozione del detrito e si è potuto documentare l’intervallo compreso fra la biozona a H. serpentinum e e la biozona a Phymatoceras erbaense. Molto ricca la fauna della biozona a H. bifrons nella quale è  enorme la variabilità di generi e specie che la caratterizzano. Questo aspetto può essere ricondotto alla radiazione adattativi evolutiva degli ammoniti, iniziata nel To2 (Toarciano inferiore – biozona Harpoceras serpentinum) dopo la crisi biologica del Toarciano inferiore (evento anossico presente nelle Marne di Monte Serrone) .

Dal punto di vista sistematico sono stati rinvenuti diversi esemplari significativi:

Praepolyplectus epiroticus Renz

Hildaites crassus  Geux, 1973

Hildaites undicosta (Merla, 1932)

Hildaites praecursor Venturi & Ferri, 2001

Orthildaites douvillei  (Haug,1884)

Hildoceras sublevisoni (Fucini 1905)

Rarenodia venturii  Pallini, 1976

Leukadiella helenae  Renz, 1913

Hildoceras semipolitum Buckman 1902

Mercaticeras rursicostatum  Merla 1932

Phymatoceras gr. elegans  Merla, 1932

Paroniceras sternale Buch in D’Orbigny, 1844

Pseudogrammoceras subregale Pinna, 1968

Merlaites alticarinatus (Merla, 1932)

La sezione dell’Eremo delle Carceri ha una potenza maggiore di quella di San Benedetto. Durante il campionamento, infatti, grazie alla collaborazione fra G.U.M.P. e Comunità Montana del Monte Subasio è stato possibile rimuovere il detrito che ricopriva il passaggio con le sottostanti Marne di Monte Serrone e con la Corniola.

La successione (foto …..) permette di analizzare gli ultimi strati calcarei della “Corniola”, le Marne di Monte Serrone con i black shales molto evidenti e le biozone a H. serpentinum, H. bifrons, e P. erbaense del “Rosso Ammonitico”.

Hildaites undicosta (Merla, 1932)

Martanites prorsiradiatus Venturi, 1997

Neotaffertia simplex Venturi & Ferri, 2001

Hildoceras sublevisoni (Fucini, 1905)

Harpoceras subexaratum Bonarelli, 1899

Mercaticeras umbilicatum Merla, 1932

Leukadiella ionica Renz, 1913

Nodicoeloceras baconicum Geczy, 1976

Phymatoceras gr. elegans  Merla, 1932

Collina meneghini Bonarelli, 1899

Conclusioni

L’unità litostratigrafica del “Rosso Ammonitico”  è nota da molto tempo sia dagli amatori di fossili dell’Appennino che dal mondo accademico.

In particolare il “Rosso Ammonitico” umbro-marchigiano costituisce un esempio molto significativo per effettuare accurate indagini biostratigrafiche: infatti contiene circa 40 generi e varie centinaia di specie di ammoniti. Questa unità litostratigrafica costituisce un patrimonio geologico inestimabile che travalica l’interesse nazionale, perché al suo interno sono state concretamente documentate numerose linee evolutive di grande importanza dal punto di vista paleobiologico generale. Testimonianze simili, seppure meno esaurienti, sono presenti in gran parte dell’area mediterranea, e ciò permette il confronto con rocce coeve di altre regioni (Nord Africa, Spagna, Grecia, Ungheria, ecc.) nell’ambito della Tetide centro-occidentale.

Gli studi stratigrafici svolti sulle sezioni che ricadono nel Parco del Monte Subasio sono un ottimo esempio di analisi biostratigrafica e fornisce esempi significativi di procedura scientifica per studiare le sezioni di “Rosso Ammonitico”.

L’approccio divulgativo per le scolaresche e gruppi organizzati ai fossili guida e al lavoro del paleontologo è effettuato, oltre alla visita della Mostra Permanente, tramite la realizzazione di calchi di ammoniti con argilla e con visite guidate sul campo.

La raccolta geo-paleontologica del Laboratorio Ecologico di Geo-Paleontologia è un ottimo esempio di collaborazione fra istituzioni pubbliche e paleontofili (Gruppo Umbro Mineralogico Paleontologico), coadiuvati dal supporto scientifico del Prof. Federico Venturi, del Prof. Pierluigi Ambrosetti dell’Università di Perugia e del C.A.M.S. (Centro Ateneo Musei Scientifici), al fine di valorizzare il patrimonio geo-paleontologico del territorio.

Bibliografia

 

Pelosio G. (1968) – Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como), parte IV ed ultima: generi Hildoceras, Phymatoceras e Frechiella, Conclusioni generali, Mem. Soc. It. Scienze Nat. E Mus. Civ. St. Nat. di Milano, 17 (3): 145-204, 2 figg., 2 tabb., 5 tavv. Milano.

Pinna G. (1963) – Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como) Generi Mercaticeras, Pseudomercaticeras e Brodieia, Mem. Soc. It. Scienze Nat. E Mus. Civ. St. Nat. di Milano, 8 (2): 67-98, 2 figg., 1 tab., 4 tavv. Milano.

Pinna G. (1968) – Ammoniti del Lias superiore (Toarciano) dell’Alpe Turati (Erba, Como), parte III: famiglie Lytoceratidae, Nannolytoceratidae, Hammatoceratidae (excl. Phymatoceratinae), Hildoceratidae (excl. Hildoceratinae e Bouleieratinae), Mem. Soc. It. Scienze Nat. E Mus. Civ. St. Nat. di Milano, 17 (1): 3-69, 6 figg., 3 tabb., 8 tavv. Milano.

Venturi F. (1973). La zona a falcifer  Torciano inferiore  del monte dell’Eremita (Monteleone di Spoleto, Umbria sud) e riflessi sulla biostratigrafia del “Rosso Ammonitico” umbro. Bollettino della società Geologica  italiana Vol 92: 581-603

Venturi F. (1997)Martanites, nuovo genere di ammoniti Harpoceratinae nel “Rosso Ammonitico umbro-marchigiano” (zona ad Hildaites serpentinus, Toarciano inferiore). Bollettino della società Paleontologica italiana., vol. 35(3):  321-330

Venturi F. & Ferri R. (2001).  Ammoniti liassici dell’Appennino centrale. 268 pp. Ed. tibergraph. Città di Castello (Pg).

Venturi F. & Rossi S. (2003). Subasio: origine e vicende di un monte appenninico. 128 pp. Porzi Editori. Assisi (Pg).

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